Somma Vesuviana

<h2>SOMMA VESUVIANA</h2> Sulle antiche pendici del <a title="Vesuvio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vesuvio">Vesuvio</a>, che, dopo l'eruzione del 79 d.C., causa la separazione del massiccio in due moli, assunse poi la denominazione di <a title="Monte Somma" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Somma">Monte Somma</a> lasciando al nuovo cono la denominazione di Vesuvio, era insediata una folta serie di "ville rusticae". Questo a dimostrazione dell'intensa frequentazione della zona fin dall'epoca romana e della coltivazione di prodotti pregevoli (frutta, vino ed olio), smistati sui mercati delle vicine cittadine di <a title="Nola" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nola">Nola</a>, <a title="Pompei" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pompei">Pompei</a> e Napoli per procedere poi alla successiva commercializzazione nella lontana capitale in cui erano molto richiesti. Abbondantissimi gli insediamenti di epoca romana riscontrati nella zona, tra i quali notevole interesse architettonico presentano i ruderi della presunta "Villa di Augusto", individuata da <a title="Matteo Della Corte" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Della_Corte">Matteo Della Corte</a>, intorno agli anni trenta, in località Starza della Regina. Nell'evoluzione urbanistica della cittadina di Somma Vesuviana ebbe sempre una notevole importanza la sua sede elevata ed intermedia tra le potenze militari di Nola e Napoli costantemente in lotta tra di loro. Le prime menzioni del luogo ci sono date da Cicerone nel suo “De Officiis” e da Valerio Massimo nel “Memorabilia” facendo riferimento alla disputa tra le città di Napoli e Nola per il possesso di queste terre alle falde del monte Vesuvio. Il Senato romano, nel 184 a.C., mandò come arbitro Quinto Fabio Labeone il quale decise di non modificare i confini già tracciati e di destinare quella fascia di territorio alla diretta amministrazione di Roma. Questo episodio, che è citato da tutti gli storici locali dei paesi vesuviani come atto fondativo del loro territorio, ha, da sempre, suscitato più di una polemica. Secondo alcuni si tratterebbe di un fatto leggendario per attribuirsi "nobili natali"; per altri addirittura non si sarebbe mai verificato. Recentemente sulla rivista "Summana" è apparso un contributo del prof. Parisi Domenico che, confermando l'effettiva realtà dell'episodio, avanza l'ipotesi che l'arbitro mandato dal Senato di Roma, per derimere la controversia tra nolani e napooletani, non sarebbe stato il console Quinto Fabio Labeone, ma il pretore peregrino Caio Atinio Labeone nel 195 a.C. Nella parte più alta, in posizione strategica rispetto all'intera pianura campana, verso l'XI secolo, fu eretto il fortificatissimo castello che ospitò longobardi, normanni e svevi, mentre successivamente gli ungheresi ne saggiarono l'imprendibilità. Con l'avvento degli angioini il castello sul monte e la cittadina medioevale di Somma, sviluppatasi più in basso, ebbero maggiore importanza e un incremento significativo sia nella parte residenziale che in quella artistica. La zona fu selezionata come stabile dimora estiva dai regnanti angioini per la salubrità dell'aria e la fedeltà dei sudditi a cui furono per riconoscenza concessi molti privilegi e molte opere d'arte, tra cui ricordiamo quelle architettoniche più importanti: restauro del castello a monte con la costruzione della cappella di Santa Lucia, opere di fortificazioni del borgo medioevale, il palazzo reale in località Starza della Regina e la monumentale chiesa di San Domenico con l'annesso convento. Non da meno furono i successori degli angioini, cioè gli aragonesi, che soggiornarono molto spesso in Somma Vesuviana e lasciarono la loro traccia con la riedificazione della cinta muraria, giunta fino a noi quasi intatta, con il castello a ridosso delle mura, eretto da Lucrezia d'Alagno, e con la magnifica chiesa di Santa Maria del Pozzo, fatta costruire dalla regina <a class="new" title="Giovanna III d'Aragona (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giovanna_III_d%27Aragona&action=edit&redlink=1">Giovanna III d'Aragona</a>, che viveva a Somma Vesuviana e che nelle sale del palazzo della Starza della Regina assistette alla celebrazione delle nozze della figlia Giovanna IV con Ferrantino. Precedentemente proprio Ferrante I aveva constatato l'imprendibilità del castello di Somma allorquando era qui venuto con molti armati per sottomettere Lucrezia d'Alagno, amante del padre <a class="mw-redirect" title="Alfonso il Magnanimo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfonso_il_Magnanimo">Alfonso il Magnanimo</a>, che a quest'ultima aveva regalato la terra di Somma, sotto la finta stipula di una vendita al fratello Ugone. Fu per questo riconoscimento che Somma ebbe rifatta interamente la cinta muraria per migliorarne la struttura difensiva e non fu più concessa in feudo, ma restò sempre sotto il più stretto demanio regio e i diritti su di essa vennero concessi solo ai familiari del re, per salvaguardare la città di Napoli da attacchi di nemici provenienti dal lato orientale. Solo con la caduta degli aragonesi la cittadina venne concessa in feudo, ma la fierezza dei suoi abitanti fece sì che questa situazione non perdurasse a lungo e, con indicibili ed esaltanti sacrifici e con notevoli indebitamenti, furono raccolti i 112.000 ducati, cifra occorrente per pagare il riscatto e rientrare così sotto il demanio regio. Nel frattempo l'urbanizzazione della zona era cresciuta e si erano sviluppati il quartiere Margherita, il quartiere del Borgo e il quartiere di Prigliano, mentre nelle fertili campagne più a valle, nei poderi acquistati da vari nobili napoletani, venivano edificate ampie ed attrezzate "masserie". Queste provvedevano contemporaneamente alla residenza in periodi di vacanza e alla produzione, raccolta e lavorazione dei pregiati vini tratti dalle già dette famose uve locali, coltivate sul terreno sabbioso del vulcano, che contribuiva a dare loro forza e sapore; a queste era stata aggiunta la pregiata uva “catalanesca", proveniente dalla Catalogna e impiantata nella zona ad opera di Alfonso I d'Aragona, che per secoli ha biondeggiato sulle mense ed ha deliziato i palati dei napoletani. Torchi vinari dalle dimensioni enormi, ricavati da tronchi di mastodontici alberi di quercia, da cui assunsero la denominazione dialettale di "cercole", ancora oggi si trovano inutilizzati, nei vasti e freschi cellai di molteplici aziende agricole, a testimoniare l'abbondanza della produzione vinaria. Con lo spostamento dei reali napoletani nella zona della marina Portici per il periodo di vacanze, Somma Vesuviana perse la predilezione dei sovrani, ma ad essi immediatamente subentra-rono, variamente distribuiti sul territorio, signori locali e forestieri, con un'abbondanza di napoletani, che attivarono la produzione agricola, che primeggiò non solo nel campo vitivinicolo, ma anche in quello della frutta pregiata (susine, pesche e ciliegie) e di cui ancora oggi permane apprezzata l'albicocca, la "succulenta crisommola". Sorsero nobili e maestosi palazzi, che arricchirono con fregi e decorazioni pregevoli, degni della capitale, ripresero riti antichi, sorretti da spontaneo e genuino folclore, cose tutte che fecero maggiormente accrescere il polo attrattivo da sempre generato dalla cittadina sia per l'amenità del luogo sia per la salubrità dell'aria, consigliata da famosi medici napoletani per guarire da molteplici malattie fino a tutta la prima metà del secolo XX, ma anche con la costante affascinante attrattiva della rigogliosa montagna. <h2><span id="Monumenti_e_luoghi_d.27interesse" class="mw-headline">Monumenti e luoghi d'interesse</span><span class="mw-editsection"><span class="mw-editsection-bracket">[</span><a class="mw-editsection-visualeditor" title="Modifica la sezione Monumenti e luoghi d'interesse" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&veaction=edit&section=5">modifica</a><span class="mw-editsection-divider"> | </span><a title="Modifica la sezione Monumenti e luoghi d'interesse" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&action=edit&section=5">modifica wikitesto</a><span class="mw-editsection-bracket">]</span></span></h2> Caratteristici il centro storico e il territorio circostante che conservano l'aspetto di un tempo. La città ha inoltre un luogo d'interesse molto importante: il sito archeologico. Secondo Strabone, storico romano del II secolo, la città fu fondata dallo stesso gruppo di Osci che fondò Ercolano e che chiamò la città <i>Sommax</i> . Giulio Andronico riporta nel suo"Acutum Fondationum" che la città fu fondata da un gruppo di plebei guidato da Tiberio Gracco che chiamò la città <i>Saxo Tribunum(urbe dei plebei).</i>Marenzio, storico del 77 d.C. descrive la fondazione con i sanniti. Il ritrovamento avvenne nel 1997, quando l'archeologo dilettante Nicola Sannuto scoprì il sito archeologico che corrispondeva con <i>Saxo Tribunum.</i> <h3><span id="Il_Casamale" class="mw-headline">Il Casamale</span><span class="mw-editsection"><span class="mw-editsection-bracket">[</span><a class="mw-editsection-visualeditor" title="Modifica la sezione Il Casamale" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&veaction=edit&section=6">modifica</a><span class="mw-editsection-divider"> | </span><a title="Modifica la sezione Il Casamale" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&action=edit&section=6">modifica wikitesto</a><span class="mw-editsection-bracket">]</span></span></h3> Il borgo del prende il nome dalla aristocratica famiglia dei che compare per la prima volta in un atto di locazione del 1011. Circondano il borgo le antiche mura aragonesi, consolidate nel 1467 dal re <a class="mw-redirect" title="Ferrante d'Aragona" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrante_d%27Aragona">Ferrante d'Aragona</a>. Tali mura servivano per il contenimento dei terrapieni intorno alla Terra Murata. Quattro porte si aprivano lungo le mura: Porta Terra o Porta San Pietro situata sul lato Nord; Porta Formosi o Porta Marina situata sul lato ad Ovest; Porta della Montagna o Porta Castello situata sul lato Sud; Porta Piccioli o Porta Tutti i Santi situata sul lato ad Est. Il nucleo centrale del Casamale è un edificio ecclesiastico, il convento dei Padri Eremitani di Sant'Agostino con la cappella titolata prima a San Giacomo e poi, dopo la costruzione della chiesa, a Santa Maria della Sanità. Nel 1595 la chiesa fu insignita del titolo di Collegiata cambiando il nome di Santa Maria Maggiore. Il Casamale racchiudeva tra le sue mura, oltre alla imponente Collegiata, conventi e palazzi dell'aristocrazia che occupavano solo in misura parziale le insule. Questi terreni sono stati pian piano occupati e abitati da coloni, commercianti, artigiani. L'antico borgo medievale del Casamale si conserva ancora integro, nonostante le evidenti tracce di manomissioni consistenti in interventi in calcestruzzo tra le antiche murature in pietra. Il borgo si sviluppa sulla dorsale del Monte Somma, tra i 180 ed i 220 <a class="mw-redirect" title="M s.l.m." href="https://it.wikipedia.org/wiki/M_s.l.m.">m s.l.m.</a> e consiste in uno spazio delimitato da antiche murazioni ancora oggi ben visibili che individuano un netto confine con il resto dell'abitato. Il borgo è astutamente protetto a Sud dal Monte Somma, a Est dall'Alveo Fosso dei Leoni e a Ovest dall'Alveo Cavone del Purgatorio. Attorno al centro, l'attuale Collegiata, si sviluppa un impianto medievale fatto di vie strette, alcuni archi, con le coperture delle case che sembrano toccarsi non consentendo al sole di filtrare. Le costruzioni presentano una colorazione grigia e spesso si trovano importanti archi d'ingresso in piperno. I balconi delle abitazioni, ornati da parapetti di ferro battuto, sono poco sporgenti e sono impostati su robuste soglie di piperno lavorato. Elementi architettonici del XVI, XVII e XVIII secolo sorgono accanto alle costruzioni medievali, tra cui palazzo Colletta–Orsini, il palazzo Basadonna, il Monastero della Monache Carmelitane, palazzo Secondulfo. Questo importante patrimonio d'arte e di cultura ha subito numerose manipolazioni che hanno distrutto in poco tempo strutture che si mantenevano intatte da secoli. Il Borgo Casamale, legato da anni alla tradizionale e suggestiva “Festa delle Lucerne”, che si svolge ogni 4 anni, fatta di vedute pittoresche e di giochi prospettici, grazie alla presenza delle lucerne che nel centro storico tratteggiano con tocchi di colore e intensa e calda luminosità, angoli e scorci di vicoli, ponendo in risalto il patrimonio storico/artistico e culturale di Somma Vesuviana. Appassionati artigiani esponendo i propri lavori, mettono in luce un passato su cui continuare a costruire, un passato che affascina e coinvolge i cittadini e i visitatori. <h3><span id="La_chiesa_di_San_Domenico" class="mw-headline">La chiesa di San Domenico</span><span class="mw-editsection"><span class="mw-editsection-bracket">[</span><a class="mw-editsection-visualeditor" title="Modifica la sezione La chiesa di San Domenico" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&veaction=edit&section=7">modifica</a><span class="mw-editsection-divider"> | </span><a title="Modifica la sezione La chiesa di San Domenico" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&action=edit&section=7">modifica wikitesto</a><span class="mw-editsection-bracket">]</span></span></h3> <table cellspacing="0" cellpadding="0"> <tbody> <tr> <td> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg"><img class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/cc/Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg/220px-Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg" srcset="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/cc/Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg/330px-Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg 1.5x, //upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/cc/Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg/440px-Campanile_Chiesa_San_Domenico_Somma_Vesuviana.jpg 2x" alt="" width="220" height="133" data-file-width="2282" data-file-height="1380" /></a> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Campanile della chiesa di San Domenico</div> </div> </div></td> </tr> </tbody> </table> La chiesa di San Domenico sorge nel cuore di Somma Vesuviana e con il consenso del Papa Nicolò IV fu fatto costruire dal re Carlo II d'Angiò nel 1294. Venne di seguito affidato ai Padri Predicatori dell'ordine dei Domenicani. L'origine angioina della chiesa è ricordata da una tela, opera del Cacciapuoti e posta alle spalle dell'altare, raffigurante Carlo II d'Angiò genuflesso ai piedi della Vergine e San Domenico che santifica. La chiesa fu dedicata a Santa Maddalena. Il complesso monastico si affermò come centro culturale e come sede di importanti transazioni economico-patrimoniali e di gestione delle rendite provenienti dalla sua estesa proprietà immobiliare accumulata per lasciti, donazioni e acquisti. Sul pavimento della chiesa alcune pietre tombali ricordano la sepoltura di personaggi che nei secoli diedero vita a Somma Vesuviana. Le acque della cisterna posta nel chiostro hanno dissetato per secoli la popolazione locale. Il chiostro è stato inoltre per lungo tempo sede delle riunioni del Sindaco e del parlamento cittadino, privilegio abolito dal Viceré di Napoli nel 1696. Numerosi eventi catastrofici, tra cui l'eruzione del 1631, causarono crolli e conseguenti interventi di restauro e cambiamento. Nel secolo XVIII per via di molti restauri, le sottostanti strutture gotiche furono rese illeggibili. Nel 1794 un'altra eruzione causò il crollo di alcune strutture e con la successiva ricostruzione fu realizzata l'attuale facciata addossata a quella già esistente. Con la seconda abolizione degli ordini religiosi (1861-1866), la chiesa ed il convento furono concessi in proprietà al comune di Somma Vesuviana. La chiesa fu affidata ad un rettore nominato di volta in volta dal consiglio comunale. Alcuni locali del convento furono invece utilizzati come sede municipale e per altri uffici pubblici, organizzazioni politiche, culturali, ricreative ed assistenziali. Dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980 la chiesa è stata dichiarata inagibile, e solo di recente sono stati attuati dei lavori di restauro e risanamento statico. La facciata della chiesa oggigiorno è caratterizzata da uno stretto pronao mantenuto da due colonne ioniche, cui si accede con una gradinata in piperno. Il pronao prosegue al secondo ordine, con uno spazio rientrante chiuso da una balaustra. Sei semicolonne articolano la facciata, quattro delle quali sono diretto prolungamento del pronao sottostante. Al di sopra di questo secondo ordine, una finestra a forma di cerchio nasconde il rosone dell'antica facciata gotica. Al di sopra di questo è collocato il timpano. Lo spazio interno, a navata unica, è preceduto da un vestibolo con colonne corinzie sul quale era collocato il coro dei monaci. Le cappelle laterali e l'abside quadrata sono decorati con stucchi di pregevole fattura. Tele di grandi autori del XVII e XVIII secolo arricchiscono le cappelle, mentre nell'abside è collocata la tela del Cacciapuoti. La presenza di molte pietre tombali seicentesche e settecentesche documenta l'importanza e la nobiltà della chiesa. <h3><span id="Santa_Maria_del_Pozzo" class="mw-headline">Santa Maria del Pozzo</span><span class="mw-editsection"><span class="mw-editsection-bracket">[</span><a class="mw-editsection-visualeditor" title="Modifica la sezione Santa Maria del Pozzo" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&veaction=edit&section=8">modifica</a><span class="mw-editsection-divider"> | </span><a title="Modifica la sezione Santa Maria del Pozzo" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Somma_Vesuviana&action=edit&section=8">modifica wikitesto</a><span class="mw-editsection-bracket">]</span></span></h3> <table cellspacing="0" cellpadding="0"> <tbody> <tr> <td> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:S._Maria_del_Pozzo.jpg"><img class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d8/S._Maria_del_Pozzo.jpg/220px-S._Maria_del_Pozzo.jpg" srcset="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d8/S._Maria_del_Pozzo.jpg/330px-S._Maria_del_Pozzo.jpg 1.5x, //upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d8/S._Maria_del_Pozzo.jpg/440px-S._Maria_del_Pozzo.jpg 2x" alt="" width="220" height="165" data-file-width="2560" data-file-height="1920" /></a> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Santa Maria del Pozzo</div> </div> </div></td> </tr> </tbody> </table> Nella frazione di Santa Maria del Pozzo c'è la chiesa che porta lo stesso nome; il complesso formato dalla chiesa e dal monastero di Santa Maria del Pozzo sorge sulle costruzioni più antiche della chiesa inferiore, costruita da Re Roberto d'Angiò nel 1333 per ricordare l'incontro tra Giovanna (erede al trono di Napoli) con Andrea (figlio di Caroberto, Re d'Ungheria) nella località denominata “i prati di Nola” e identificata con il territorio ad oriente del palazzo reale della Starza della Regina, cioè di Santa Maria del Pozzo. La chiesa fu dedicata a “Nostra Donna” e successivamente questo nome fu trasformato in “Madonna dello puzzo”, per il pozzo che si trovava nei pressi della chiesa. Nel 1488 un'alluvione causò gravi danni alla chiesa che rimase sepolta sotto fango e pietre. Fu la Regina Giovanna III d'Aragona, nei primi anni del XVI secolo, a volere la costruzione di una nuova chiesa con annesso convento sopra quella più antica, che non fu però demolita. La Regina, nel 1510, affidò il magnifico complesso con l'assenso del Papa Giulio II ai frati di San Francesco. Nel 1575 il monastero venne consacrato dal Vescovo di Lettere e Gragnano e venne dedicato alla Santa Vergine dell'Annunziata, nonostante il popolo continuasse a chiamarlo “Santa Maria del Pozzo”. Del resto tale è rimasto il nome del luogo della vasta zona che circonda il complesso religioso. La chiesa inferiore, con la costruzione di quella superiore, venne impiegata a codifica cimiteriale per le famiglie gentilizie e dei frati cartesiani della grancia di Somma del convento di San Martino. All'inizio del XVII secolo l'interno del complesso subì numerose trasformazioni e le originarie linee gotiche furono coperte con pesanti sovrastrutture barocche. Risale infatti al settecento la facciata barocca, fatta demolire nel Novecento nel corso di uno sprovveduto tentativo di ripristinare quella originaria. Il convento fu ampliato nella seconda metà del XVIII secolo, divenendo anche luogo di cultura: nella sua biblioteca si trovavano molti testi del XVI secolo. Vi scaturirono lo studio delle arti e fu realizzato un importante lanificio, per soddisfare le esigenze dei religiosi della provincia. Con le leggi per la soppressione degli ordini religiosi, intorno al 1860 i frati Francescani furono costretti ad abbandonare il monastero che, divenuto comunale, fu adibito a lazzaretto durante l'epidemia di colera del 1884. Nel 1920 la chiesa venne dichiarata monumento nazionale. Nel 1921 l'amministrazione comunale concesse per 29 anni i locali del convento (esclusa la chiesa) al “Comitato napoletano dell'Opera Nazionale per gli orfani dei contadini morti in guerra” che vi istituì una fiorente colonia agricola. L'anno successivo iniziarono i lavori di restauro per ripristinare l'originario aspetto gotico. Nel 1941 infine i frati Francescani, ritornarono in possesso del convento.

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